Fino a che punto uno Stato può ingerirsi negli investimenti effettuati da società aventi sede in UE e, nel caso di Unicredit, in Italia? In un caso significativo per il regime di screening degli investimenti in Italia, UniCredit ha annunciato di aver presentato ricorso presso il TAR di Roma contro la decisione del governo di imporre delle condizioni alla sua offerta pubblica di acquisto da 14 miliardi di euro per Banco BPM. La mossa mette in discussione l’uso del golden power e potrebbe avere conseguenze che vanno ben oltre questa singola operazione.
Nel contributo pubblicato su Global Competition Review, il nostro partner Filippo Mazza analizza le implicazioni legali e politiche della vicenda, evidenziando come l’intervento governativo, potenzialmente più marcato rispetto a precedenti applicazioni del golden power, potrebbe sollevare interrogativi sulle tutele procedurali e aprire la strada a un riesame più attento del quadro normativo.
Mentre la Commissione Europea prosegue la sua indagine, il caso potrebbe influenzare le pratiche di applicazione del regime in tutta l’UE.
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