Studi legali e IA: opportunità professionali e rischi etici – Massimiliano Pappalardo intervistato da ItaliaOggi

L’intelligenza artificiale sta trasformando anche il settore legale.
Nell’edizione odierna di ItaliaOggi è disponibile un articolo che analizza come l’IA stia cambiando la professione forense: dall’automazione delle ricerche giurisprudenziali alla redazione assistita di atti e all’ottimizzazione dei flussi di lavoro. Le opportunità sono enormi, ma altrettanto rilevanti sono i rischi etici e deontologici che accompagnano questa rivoluzione. In un contesto normativo ancora in evoluzione, gli studi legali sono chiamati a sperimentare, formarsi e dotarsi di strumenti adeguati per integrare l’innovazione in modo consapevole e sicuro.

Il nostro Massimiliano Pappalardo ha evidenziato come la formazione sia centrale in questo percorso, portando l’esempio di Ughi e Nunziante:
«Il nostro Studio ha avviato un programma di IA Literacy, volto appunto a preparare i nostri professionisti, per un verso, a comprendere come i sistemi di IA possono migliorare il lavoro dell’avvocato e, per altro verso, ad avere ben presenti i rischi che un utilizzo non accorto di tali strumenti può comportare».

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I rapporti con i creditori finanziari e i fornitori nella Composizione Negoziata: obblighi e opportunità – Evento organizzato da Ughi e Nunziante insieme a TMA Italia

Nella giornata del 24 settembre abbiamo avuto il piacere di ospitare nella nostra sede di Verona, la tavola rotonda organizzata da TMA Italia dedicata a “I rapporti con i creditori finanziari e i fornitori nella Composizione Negoziata: obblighi e opportunità”.

Un sentito ringraziamento a TMA Italia, al Presidente Roger Olivieri, ai relatori Matteo Bonetti, Alberto Cerini, Alberto Coin, Roberto Munaro e Alberto Righini, e a tutti i partecipanti che hanno arricchito il dibattito con interventi e riflessioni di grande valore pratico. Per Ughi e Nunziante sono intervenuti i soci esperti di crisi di impresa Giacomo Bonfante e Simone Rossi.

Il confronto, basato sul racconto delle rispettive esperienze professionali, ha messo in luce la centralità dei doveri di buona fede e collaborazione nel corso della procedura e il ruolo fondamentale dell’Esperto, confermando che la CNC, nonostante le critiche iniziali, è diventato uno strumento di grande attualità nel panorama giuridico ed economico.

Siamo orgogliosi di aver contribuito a questa occasione di approfondimento e confronto.
Alla prossima!

CBAM! Andiamo a sbattere contro le emissioni – L’intervista ad Andrea Marega su Economy Magazine

Il CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism) è lo strumento con cui l’UE punta a ridurre il rischio di rilocalizzazione delle emissioni e a garantire che i prodotti importati rispettino standard ambientali comparabili a quelli europei. In questa fase transitoria, gli operatori devono presentare dichiarazioni trimestrali sulle emissioni incorporate nei beni importati; il sistema diventerà pienamente operativo dal 1° gennaio 2026, quando sarà necessario acquistare certificati CBAM proporzionali alle emissioni dichiarate.

E le PMI?
Andrea Marega, intervistato da Economy Magazine, spiega che “Se da un lato il Cbam mira a incentivare standard ambientali più elevati a livello internazionale, tra le criticità spicca la complessità amministrativa e burocratica, specialmente per le aziende meno strutturate o le Pmi, che si trovano a dover raccogliere e dichiarare una mole significativa di dati sulle emissioni incorporate nei prodotti importati“.

L’articolo completo è disponibile per gli abbonati a Economy Magazine a questo link.

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DeepSeek e il Garante della privacy: ancora diversi nodi da sciogliere – L’articolo a firma di Agostino Clemente ed Emanuela Burgio su Economy Magazine

DeepSeek è la startup cinese che in pochi mesi ha rivoluzionato il mercato dell’intelligenza artificiale con la sua app chatbot, scalzando persino i grandi player americani. Il suo rapido successo globale – e la disponibilità anche in Italia – hanno attirato l’attenzione del Garante della privacy, che ha chiesto chiarimenti sulla raccolta e sull’uso dei dati personali degli utenti. Le risposte della società però non hanno dissipato i dubbi, portando a un provvedimento dell’Autorità rimasto in larga parte inapplicato.

Su Economy Magazine è disponibile un articolo a firma di Agostino Clemente ed Emanuela Burgio che approfondisce i nodi giuridici e regolatori di questa vicenda: dal rapporto tra GDPR e Digital Services Act, al ruolo dell’AGCOM, fino ai rischi per aziende e utenti che utilizzano piattaforme di IA prive di garanzie adeguate.

Restano però aperte diverse questioni:

È davvero possibile far rispettare le norme europee a piattaforme extra-UE?
Quali strumenti hanno le autorità nazionali per impedire trattamenti illeciti di dati personali?
Come possono aziende e utenti tutelarsi quando usano chatbot di provenienza estera?

Leggi l’articolo completo disponibile qui.

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Produttività e benessere: la sfida del back-to-work passa da AI e smartworking – Riccardo Maraga intervistato da Affaritaliani

La settimana corta è sempre più al centro del dibattito su produttività e benessere dei lavoratori. Dopo l’esperimento spagnolo, anche in Italia si moltiplicano proposte e riflessioni su nuovi modelli organizzativi capaci di migliorare l’equilibrio vita-lavoro e la sostenibilità aziendale.

In questo contesto, il nostro Riccardo Maraga spiega ad Affaritaliani le diverse modalità con cui può essere applicata la settimana corta, i benefici potenziali, dal miglior bilanciamento vita-lavoro alla riduzione degli spostamenti casa-lavoro, ma anche i rischi legati a un’eventuale maggiore intensità del lavoro nei giorni di presenza e alle difficoltà organizzative che possono limitarne l’applicazione ad alcune realtà.

“Ritengo che l’interesse per simili soluzioni sia positivo perché denota la volontà di cogliere la sfida di una sempre migliore conciliazione tra esigenze dell’impresa e benessere dei dipendenti. E ciò è ormai imprescindibile di fronte a una nuova generazione di lavoratori che sembra essere molto meno disposta della precedente a sacrificare il proprio benessere sull’altare della carriera”, spiega Riccardo.

🔹Per approfondire l’argomento, leggi l’articolo completo qui.

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Immobiliare, il “caso Milano” frena lo sviluppo del settore – Tiziana Fiorella intervistata da ItaliaOggi

Le recenti inchieste giudiziarie che hanno coinvolto alcuni progetti edilizi a Milano hanno lasciato un segno profondo sul mercato immobiliare. Se l’impatto penale immediato si è in parte attenuato, il sistema milanese continua a scontare un danno reputazionale e un contesto normativo instabile, che rallenta investimenti e progetti proprio quando la città avrebbe bisogno di visione e certezze.

Tiziana Fiorella, intervistata da ItaliaOggi sul tema, ha spiegato che “Gli effetti sul settore si sono già fatti sentire. Già nel novembre 2024, le prime notizie di stampa e l’avvio delle inchieste avevano causato «evidenti criticità per lo svolgimento, anche ordinario, delle attività» dello Sportello Unico per l’Edilizia, sfociate nella Disposizione di Servizio n. 9/2024, che ha sospeso il ricevimento del pubblico e bloccato la prenotazione degli appuntamenti. Ora il timore è che il nuovo «caso Milano» determini una nuova paralisi della macchina urbanistica, con ripercussioni dirette sull’intera filiera edilizia“.

Per saperne di più, l’articolo completo è disponibile qui.

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La Direttiva europea sul greenwashing contro la pubblicità ambientale ingannevole e i casi più recenti di pratiche commerciali ingannevoli – L’approfondimento di Carlotta Carta

Il 6 marzo 2024 è stata pubblicata la Direttiva UE 2024/825 finalizzata a garantire ai consumatori una maggiore protezione contro le pratiche commerciali scorrette e rafforzare la transizione ecologica attraverso una migliore informazione (di seguito anche solo “la Direttiva”).

La Direttiva è parte del Green Deal europeo, un pacchetto di misure strategiche che hanno ad oggetto, inter alia, la trasformazione del settore energetico e la promozione di modelli di produzione e consumo sostenibili che mira a rendere l’Unione europea il primo territorio neutro dal punto di vista climatico entro il 2050. In questo scenario, il contrasto alle false comunicazioni circa la sostenibilità si pone quale tassello fondamentale dell’approccio adottato dall’Unione europea per conseguire i propri obiettivi in quanto contribuisce ad incentivare l’attuazione di una filiera produttiva maggiormente sostenibile.

Lo scopo della Direttiva è contrastare il fenomeno del cosiddetto “greenwashing”, ossia la pratica sempre più diffusa con cui aziende e individui promuovono la propria attività come più ecologica e sostenibile di quanto sia realmente. Ciò avviene attraverso strategie di comunicazione, come campagne pubblicitarie e di marketing, volte a influenzare positivamente l’opinione pubblica e orientare le decisioni d’acquisto dei consumatori, senza però adottare interventi concreti per ridurre in modo significativo l’impatto ambientale.

Il greenwashing rappresenta, dunque, una pratica commerciale ingannevole e, per tale ragione, la Direttiva ha provveduto ad integrare l’elenco di fattispecie ingannatorie di cui all’allegato I della Direttiva 2005/29/CE (relativa quest’ultima alle pratiche commerciali sleali tra imprese e consumatori nel mercato interno) inserendovi cinque ulteriori condotte riconducibili alla prassi in esame, ossia:

  • esibire un marchio di sostenibilità che non è basato su un sistema di certificazione o non è stabilito da autorità pubbliche (ad esempio, un simbolo non ufficiale simile al marchio Ecolabel);
  • formulare un’asserzione ambientale generica per la quale il professionista non è in grado di dimostrare l’eccellenza riconosciuta delle prestazioni ambientali pertinenti all’asserzione (espressioni come “ecocompatibile” o “ECO”);
  • formulare un’asserzione ambientale concernente il prodotto o l’attività del professionista nel suo complesso quando riguarda soltanto un determinato aspetto del prodotto o dell’attività (ad esempio “prodotto 100% biodegradabile” quando risulta biodegradabile solo in parte);
  • asserire sulla base della compensazione delle emissioni di gas a effetto serra che un prodotto ha un impatto neutro ridotto o positivo sull’ambiente in termini di emissioni di gas a effetto serra (ad esempio “a zero emissioni nette” o “Impatto zero sull’ambiente“);
  • presentare requisiti imposti per legge sul mercato dell’Unione per tutti i prodotti appartenenti a una data categoria come se fossero un tratto distintivo dell’offerta del professionista.

Tali pratiche sono state inserite nella c.d. black list delle pratiche “in ogni caso sleali”.

A livello nazionale le sanzioni applicabili dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (l’ “AGCM” o l’”Autorità”) per chi pone in essere le suddette condotte possono arrivare fino a 10.000.000 euro o, in caso di violazioni c.d. unionali o diffuse, fino al 4% del fatturato annuo realizzato dal professionista negli stati membri interessati dalla violazione. Naturalmente a ciò si aggiunge anche il danno reputazionale nei confronti dell’impresa destinataria del provvedimento sanzionatorio con ripercussioni sul valore del marchio e sulle vendite.

Entro il 27 marzo 2026 gli Stati membri saranno tenuti ad adottare e rendere note le misure necessarie per conformarsi alla Direttiva le cui disposizioni saranno applicabili a partire dal 27 settembre 2026.

Ad oggi lo Stato italiano non ha ancora provveduto a recepire la Direttiva ma, presumibilmente, le nuove disposizioni saranno recepite all’interno del D.lgs. 206/2005 (il “Codice del Consumo”) che agli articoli 18 – 27 quater disciplina le pratiche commerciali scorrette.

Il tema del greenwashing negli ultimi anni ha assunto una certa rilevanza anche nell’ambito dell’attività svolta dall’AGCM che ha avviato alcuni procedimenti istruttori per pratiche commerciali scorrette nei confronti di imprese che nell’ambito delle proprie comunicazioni hanno utilizzato asserzioni ambientali false e/o ingannevoli, tra questi si segnalano i recenti casi GLS e Giorgio Armani.

  • Il caso GLS

Con provvedimento del 21 gennaio 2025 l’AGCM ha sanzionato per otto milioni di euro il Gruppo GLS (di seguito anche solo “GLS”), attivo nel settore dei servizi di logistica, per una pratica commerciale ingannevole relativa ad un progetto di sostenibilità ambientale promosso e attuato dalla stessa, denominato Climate Protect.

I profili contestati dall’Autorità sono di seguito sintetizzati:

  1. GLS avrebbe lasciato intendere che l’iniziativa fosse finalizzata alla riduzione di emissioni di CO2, mentre quantomeno una parte del progetto riguardava attività di sola compensazione;
  2. l’impresa ha affermato che avrebbe sopportato parte dei costi connessi all’iniziativa, mentre in realtà l’intero progetto sarebbe stato finanziato per mezzo di appositi contributi richiesti ai clienti;
  • i contributi così raccolti sarebbero stati solo in parte destinati all’iniziativa, in quanto eccedenti le spese complessive sostenute per il progetto stesso;
  1. le quantità di emissioni di CO2 ridotte e compensate – indicate nelle certificazioni rilasciate da GLS ai clienti – sarebbero state calcolate con una metodologia non idonea.

Sulla base di queste motivazioni, l’AGCM ha vietato la diffusione o continuazione della pratica commerciale scorretta e ha irrogato, in solido alle società del Gruppo GLS coinvolte, una sanzione amministrativa pecuniaria di otto milioni di euro.

  • Il caso Giorgio Armani

L’Autorità antitrust ha inflitto il 1° agosto 2025 una multa da 3,5 milioni di euro alle società Giorgio Armani S.p.A. e G.A. Operations S.p.A. per una pratica commerciale ingannevole, consistente, secondo la ricostruzione dell’Autorità, nella diffusione di “dichiarazioni etiche e di responsabilità sociale risultate non veritiere, idonee a influire sulle decisioni di natura commerciale dei consumatori”.

Le informazioni contestate si trovano, in particolare, all’interno del Codice Etico aziendale e altri documenti pubblicati su alcuni siti del Gruppo Armani.

Al termine del procedimento istruttorio l’Autorità ha accertato che le due società hanno enfatizzato il proprio impegno in materia di sostenibilità, con particolare riferimento alla responsabilità sociale e alla tutela dei lavoratori, trasformandolo in uno strumento di marketing volto a intercettare le crescenti aspettative dei consumatori.

È emerso altresì che una parte significativa della produzione di borse e accessori in pelle sarebbe stata esternalizzata a fornitori che, a loro volta, hanno fatto ricorso a subfornitori. Presso questi ultimi sono state riscontrate gravi irregolarità inerenti alle condizioni e agli orari di lavoro in contrasto con le dichiarazioni etiche e di responsabilità rese.

L’Autorità ha rilevato che: “In tale contesto, è evidente che il rispetto dei diritti e della salute dei lavoratori non è risultato corrispondente al tenore delle dichiarazioni etiche e di responsabilità sociale diffuse da Giorgio Armani S.p.A. e G.A. Operations S.p.A.”.

Le società sanzionate hanno annunciato che proporranno ricorso contro il provvedimento dell’AGCM.

L’attività di moral suasion dell’Agcm

Nel mese di ottobre 2024 l’Autorità ha concluso con successo un’azione di moral suasion nei confronti delle società Campello S.p.A. e Microlino Italia S.r.l., che hanno eliminato possibili profili di scorrettezza riguardanti affermazioni e vantaggi ambientali – green claim – utilizzati nella vendita dei veicoli elettrici per la mobilità urbana XEV YOYO e Microlino.

In particolare, sui siti web di Campello S.p.A. e Microlino Italia S.r.l. erano presenti green claim assoluti e generici, come “100% sostenibile“, “100% Green“, “Zero emissioni“, “Impatto zero sull’ambiente” e “ECO“, senza specificare a quale aspetto o fase del ciclo di vita del prodotto si riferissero.  A seguito dell’intervento dell’Autorità, le società hanno rimosso i possibili profili di scorrettezza dai messaggi pubblicitari delle vetture XEV YOYO e Microlino.

Il 26 agosto 2025 l’AGCM ha pubblicato un comunicato stampa con cui ha informato di aver concluso positivamente un’altra azione di moral suasion questa volta nei confronti di San Benedetto S.p.A. che ha rimosso i possibili profili di scorrettezza legati all’uso di green claim impiegati nella promozione e commercializzazione della linea Ecogreen.

In particolare, sulle etichette delle bottiglie, sul sito aziendale nonché negli spot e video diffusi online, venivano veicolati messaggi secondo i quali la produzione delle bottiglie di acqua minerale non generava emissioni di gas serra o produceva un impatto positivo sull’ambiente.

Grazie all’intervento dell’Autorità, San Benedetto ha corretto la propria comunicazione eliminando ogni profilo di possibile ingannevolezza: in particolare, ha rimosso il claim “CO2 Impatto Zero” da etichette, confezioni e materiali pubblicitari, modificato le dichiarazioni ambientali e rivisto la grafica che richiamava elementi naturali. Inoltre, ha introdotto sulle etichette un QR code che rinvia a una nuova sezione del sito istituzionale dedicata alla sostenibilità.

Appare evidente come la lotta al greenwashing è divenuta non solo a livello europeo ma, altresì, nazionale uno dei principali obbiettivi nell’ambito della tutela del consumatore.

Le iniziative di sostenibilità ambientale attuate dalle imprese rivestono una grande importanza, tuttavia è necessario che esse prestino particolare attenzione a come queste vengono comunicate ai consumatori. Difatti, poca trasparenza o l’utilizzo di espressioni ambigue può costituire una pratica commerciale scorretta sanzionata anche a livello nazionale dall’Autorità Antitrust per violazione del Codice del Consumo.

Ughi e Nunziante con FRIEM nell’acquisizione di una partecipazione di maggioranza in Poseico

Ughi e Nunziante ha assistito FRIEM S.p.A., leader internazionale nella produzione di tecnologia per la produzione industriale e la transizione energetica, nell’acquisizione di una partecipazione di maggioranza in Poseico S.p.A., società genovese attiva nel settore dei semiconduttori di potenza, specializzata nella progettazione e produzione di assiemi di potenza e raddrizzatori per applicazioni industriali, ferroviarie, navali e di ricerca avanzata.

L’operazione consente a FRIEM, società controllata dalla famiglia Carnelli e partecipata da Fondo Italiano d’Investimento, di consolidare la propria strategia di espansione superando i 60 milioni di euro di ricavi e ampliando l’offerta oltre il settore energetico.

Il socio di riferimento di Poseico reinvestirà nel gruppo mantenendo una partecipazione di minoranza e un ruolo operativo, assicurando continuità gestionale e supportando la crescita del progetto industriale.

Ughi e Nunziante ha seguito l’operazione con un team guidato dalla partner Francesca Ricci, coadiuvata dagli associati Alessandro Corbò, Lucia Di Chiara e Frances Onwudimegwu per gli aspetti societari; il partner Andrea Marega, supportato dalla senior associate Giorgia Diotallevi e dall’associate Cristina Maria Celotto, ha curato la parte relativa alla notifica ai sensi della normativa sul Golden power.

L’assalto di Mps a Mediobanca cambia gli equilibri di Generali. Il Monte? Un modello da scuola, ma Piazzetta Cuccia rischia di perdere la sua anima – L’intervista a Giuseppe de Falco su Affaritaliani

Il nostro Giuseppe de Falco torna a rispondere su Affaritaliani ad alcune interessanti domande relative alla situazione bancaria che sta catalizzando l’attenzione di investitori, istituzioni e operatori del settore finanziario. Al centro dell’analisi ci sono l’acquisizione di Mediobanca da parte di Mps, il nuovo equilibrio intorno a Generali e le prospettive, non solo economiche, ma anche regolatorie e strategiche, che questo cambiamento porta con sé.

Negli ultimi mesi il risiko bancario ha visto numerosi tentativi e pochi successi, ma Mps ha messo a segno un’operazione storica acquisendo Mediobanca. Un’operazione che cambia gli equilibri intorno a Generali e che apre nuovi scenari per il sistema finanziario italiano.

Quali sono le sfide di questa fusione? Cosa significa per Piazzetta Cuccia che MPS superi la soglia del 66%? Come potrà evolvere la posizione di Generali e quali potrebbero essere i riflessi sulle strategie future del settore?

Scoprilo nell’articolo disponibile qui.

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Continua la crescita di Ughi e Nunziante: Filippo Siano nuovo socio a Milano

Ughi e Nunziante – Studio Legale annuncia l’ingresso in qualità di socio di Filippo Siano e l’ulteriore rafforzamento della sede di Milano.

L’ingresso di Filippo Siano fa seguito al recente ingresso di quattro nuovi soci, Andrea Rescigno, Alessandro Pappalardo e Luciano Racchi, sempre su Milano, e di Cristina Marsili Libelli, su Firenze.

Filippo ha una trentennale esperienza in diritto societario, con particolare riferimento a fusioni e acquisizioni, private equity, operazioni immobiliari ed in generale ad operazioni straordinarie, in tutte le loro fasi.

Si occupa, tra l’altro, di corporate governance, riorganizzazioni societarie, consulenza societaria generale e contratti d’impresa. Presta assistenza anche in controversie in materia contrattuale e societaria dinanzi all’autorità giudiziaria ordinaria e in procedimenti arbitrali.

Prima di entrare in Ughi e Nunziante, Filippo ha lavorato per molti anni in primari studi italiani e inglesi, per poi svolgere per alcuni anni la propria attività in modo indipendente.