La Legge 132/2025 recepisce l’AI Act europeo e conferma un approccio antropocentrico, il rispetto del GDPR, l’attenzione alla cybersicurezza e la formazione dei lavoratori. Ma ci sono novità per i CIO italiani: dall’uso dei dati personali per i modelli AI in sanità e a scopo di ricerca, al tema del diritto d’autore, fino alle opportunità che si apriranno con l’arrivo delle sandbox regolatorie.
CIO Online ha condotto un approfondimento con gli esperti del settore per analizzare i punti chiave della legge e il loro impatto concreto per i CIO.
Agostino Clemente, intervenuto sul tema, evidenzia l’importanza che per aziende e amministrazioni rivestirà la formazione in materia di AI (c.d. “AI Literacy”), obbligatoria non solo per questa nuova legge ma già dal 2 febbraio 2025 per effetto del regolamento europeo sull’AI: “il veicolo della rivoluzione dell’AI saranno le persone in quanto più o meno capaci di valorizzare la tecnologia e fronteggiare i rischi che possono derivare dal loro impiego. Inoltre, le persone che non saranno formate non saranno impiegate utilmente, con l’effetto, dapprima, di penalizzare le imprese e le amministrazioni in cui lavorano e, poi, di provocarne la marginalizzazione”.
Per questo, aggiunge Clemente, “La formazione diffusa dovrebbe essere considerata una priorità assoluta”.