Il 23 ottobre si è tenuto il webinar “Pratiche sleali nei rapporti della filiera agroalimentare: confronto in ambito UE”, organizzato dalla Camera di Commercio di Treviso – Belluno|Dolomiti in collaborazione con Legalmondo, nell’ambito del ciclo di incontri dedicati al commercio internazionale.
Tra i relatori, anche la nostra Maria Giulia Sperotto, che ha partecipato insieme a Magdalena Zielinska-Kuc (Polonia) e Marika Devaux (Francia) a un confronto sulle modalità di recepimento e applicazione della Direttiva (UE) 2019/633 contro le pratiche sleali nella filiera agroalimentare.
Durante il dibattito sono emersi alcuni temi chiave:
- La Direttiva Europea fissa un livello minimo di armonizzazione e consente agli Stati Membri di prevedere anche norme più rigide.
- Il legislatore europeo ha individuato 16 pratiche sleali vietate in tutta l’Unione Europea. A questa lista, il legislatore italiano ha aggiunto ulteriori 16 pratiche vietate, a dimostrazione di come la normativa italiana sia più restrittiva di quella europea.
- In Italia è obbligatoria la forma scritta per i contratti di cessione dei prodotti agroalimentari (D.lgs. 198/2021).
- Le norme nazionali polacche presentano diversi punti di contatto con quelle italiane, ma anche differenze.
- La Francia ha un assetto normativo molto complesso, che recepisce ed integra la Direttiva.
- Le autorità nazionali di contrasto sono attive, con ispezioni e sanzioni sempre più frequenti;
- Le violazioni più spesso sanzionate riguardano modifiche unilaterali ai contratti, ritardi nei pagamenti e, in Italia, la mancanza del contratto scritto.
Le differenze fra le normative nazionali dei Paesi UE mostrano l’importanza di un approccio legale attento e coordinato per gestire i rapporti commerciali internazionali nel settore agroalimentare.