Il mercato del lavoro sta attraversando una fase di profonda trasformazione, ma il ricambio generazionale dei lavoratori delle imprese italiane procede ancora a rilento. A fotografare questa dinamica è la nuova indagine di I-Aer (Institute of Applied Economic Research), che ha coinvolto 541 imprenditori di piccole e medie imprese.
Dall’indagine emerge che, negli ultimi tre anni, in oltre metà delle PMI la quota di lavoratori over 50 è rimasta stabile, mentre in un’impresa su quattro è addirittura aumentata.
Adnkronos ha intervistato alcuni esperti giuslavoristi sul tema, tra cui Riccardo Maraga, il quale evidenzia come l’invecchiamento della forza lavoro sia il riflesso di fenomeni strutturali che caratterizzano la società italiana, come la crisi demografica e l’allungamento dell’aspettativa di vita.
In questo scenario, per le imprese, diventa centrale investire sul capitale umano.
Secondo Maraga, “è fondamentale, per le imprese, puntare molto sulla formazione continua del personale, anche attraverso l’utilizzo dei Fondi interprofessionali, per evitare che una popolazione aziendale che invecchia si traduca nella perdita di competitività sul mercato. Inoltre, occorrerebbero delle politiche del lavoro tese a incoraggiare i giovani lavoratori a restare in Italia, anche attraverso una riduzione del cuneo fiscale che possa rendere i salari italiani, tradizionalmente molto bassi, più attrattivi. In questo senso la legge di Bilancio 2026 contiene iniziative lodevoli, come la detassazione degli aumenti contrattuali, ma occorrerebbero scelte strutturali e non una tantum. I giovani lavoratori sono interessati anche a una migliore conciliazione tra lavoro e vita personale e, anche su questo, sono auspicabili delle politiche strutturali che incentivino la genitorialità e la flessibilità organizzativa”.
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