L’intelligenza artificiale non è neutra. E il suo impatto su privacy e diritti dipende, oggi più che mai, da come scegliamo di progettarla e governarla.
Il nostro Agostino Clemente è stato intervistato da Maria Stella De Grandis per l’Intergruppo Parlamentare Giovani Universitari in Parlamento GUP per un confronto su uno dei temi più urgenti del nostro tempo: il rapporto tra AI, diritti digitali e responsabilità.
“Tutte le tecnologie possono essere usate per fare del bene così come per fare del male. […] Sì, l’intelligenza artificiale può anche rafforzare la privacy e la sicurezza“, spiega Agostino.
Dall’intervista emerge un punto chiave: non si tratta di fermare l’innovazione, ma di governarla con strumenti adeguati.
Con riguardo al training dell’AI, occorre distinguere dati personali e contenuti creativi
Le leggi (GDPR e AI Act) ci sono, ma occorrono autorità indipendenti dotate di risorse adeguate ai loro compiti
Il vero rischio? La concentrazione del potere tecnologico e lo sforzo insufficiente e inefficiente nell’ambito della formazione
La formazione innanzitutto, perché il divario non è tra uomo e macchina ma tra chi sa usare la tecnologia e chi no.
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