La rivista Questione Giustizia ha pubblicato un articolo del nostro Agostino Clemente sull’impiego dell’intelligenza artificiale nel processo civile.
Il punto di partenza: l’attuale durata delle cause civili compromette l’effettività della tutela dei diritti e lo status quo a cui siamo assuefatti non può essere considerato accettabile.
L’AI può contribuire a migliorare sostanzialmente il sistema della tutela dei diritti, ma le soluzioni vanno trovate non solo e non tanto in chiave di efficienza, quanto soprattutto in chiave di efficacia del sistema: anche ottenere risposte “rapide ma sbagliate” costituirebbe un’altra forma di denegata giustizia.
La proposta di Agostino Clemente è quindi di superare le restrizioni all’impiego degli strumenti di intelligenza artificiale nell’attività giudiziaria. Sotto questo profilo si segnala che, nelle more della pubblicazione dell’articolo, il 22 luglio 2026 il CSM ha adottato una delibera che supera quella dell’8 ottobre 2025, consentendo l’impiego dell’AI in alcune fasi dell’attività giudiziaria, tra cui l’analisi strutturata degli atti ai fini della ricostruzione delle posizioni processuali, in linea con quanto prospettato da Clemente nel suo articolo.
L’articolo auspica inoltre una pronta attuazione dei modelli di sperimentazione (“sandbox”) prefigurati nell’AI Act e nel recente schema di decreto legislativo. In questa prospettiva, Clemente evidenzia che l’AI non dovrebbe essere considerata una mera macchina a supporto del giudice, ma un’occasione per ripensare il processo civile, valorizzando il contraddittorio e recuperando i principi chiovendiani di oralità, concentrazione e immediatezza.