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Banking & Finance

Tasso d’interesse negativo: quali ricadute sui finanziamenti
in essere e sui contratti futuri?

La corsa al ribasso dei principali tassi di interesse di riferimento del mercato bancario europeo
(Euribor e Libor) ha raggiunto livelli mai visti prima. Da diverso tempo i tassi a una
settimana sono già in campo negativo e oggi appare sempre più probabile uno scenario
economico che fino a poche settimane fa appariva impensabile, ovvero una situazione
in cui anche i tassi su periodi superiori a una settimana vadano a “negativizzarsi”. Basti
considerare che il 2014 si è infatti chiuso con un Euribor 3M a 0,078% ma subito nei primi
giorni del 2015 veniva quotato a 0,06%. Questa situazione macroeconomica
determina conseguenze operative e giuridiche radicalmente nuove. La novità dei tassi d’interesse
negativi costituisce un evento di fronte al quale gli operatori del mercato bancario e finanziario
potrebbero non essere adeguatamente preparati dal punto di vista degli strumenti operativi e giuridici.
Il mercato bancario di altri paesi inizia a familiarizzare con questa realtà; è notizia di poche
settimane fa quella per cui per la prima volta nella storia recente una banca commerciale
privata ha iniziato ad applicare, in Germania, tassi negativi sui depositi. Ma oltre ai depositi bancari,
i settori destinati ad avvertire maggiormente il peso delle incertezze sono quello dei finanziamenti
a medio-lungo termine e quello dei contratti derivati su tasso di interesse. Un corretto e rigoroso inquadramento giuridico del fenomeno del tasso negativo applicabile ai rapporti preesistenti è
quindi necessario per evitare conseguenze pregiudizievoli a carico degli operatori di mercato.
La maggior parte dei finanziamenti stipulati in passato, mesi o anni addietro, non contiene
infatti clausole che chiariscano come ci si debba comportare nel caso in cui la componente variabile
del tasso applicato scenda sotto zero, e ciò a prescindere dalla presenza di un margine positivo
costituito dallo spread. Come si dovranno comportare le parti di un finanziamento nel caso
in cui il contratto, data la formula di calcolo dell’interesse, richieda l’applicazione di un tasso negativo?
Il tasso negativo potrà legittimamente essere sterilizzato “a zero”, oppure si dovrà fare applicazione
algebrica del tasso e quindi potenzialmente determinare un valore negativo?
Come si può facilmente intuire, queste incertezze non hanno trovato finora alcuna risposta nei
precedenti operativi né nella giurisprudenza bancaria. La novità del tasso d’interesse negativo
impone agli operatori una delicata analisi giuridica per individuare risposte pratiche adeguate
in relazione ai finanziamenti già in essere e, in aggiunta, anche allo scopo di individuare nuove
tecniche di regolazione contrattuale per i finanziamenti futuri. In ogni caso, una seria analisi
non può esser condotta su basi generali e astratte e in modo unitario. Il tasso di interesse negativo, oltre
a rappresentare una “variabile imprevista” in termini giuridici e contrattuali, rappresenta quindi un
campo sul quale, a questo punto sarà richiesto agli operatori un attento lavoro di elaborazione di
soluzioni giuridicamente sostenibili con riferimento ad aspetti plurimi, dalla disciplina della trasparenza
all’efficacia e validità delle clausole che incidano sulla remunerazione dei finanziamenti o sullo
scambio dei pagamenti nei derivati.

Ughi e Nunziante – Studio legale

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